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LOCRI EPIZEFIRI



Salvatore La Rosa
WWW.LOCRIANTICA.IT Benvenuti in Magna Grecia STORIA

 
PARTE SECONDA - LA COLONIZZAZIONE E IL PERIODO GRECO

CAPITOLO III
IL VI SECOLO E LO SCONTRO CON CROTONE
- BATTAGLIA DELLA SAGRA -

 
Agli inizi del VI secolo ormai tutte le principali polis della Magna Grecia che si affacciavano sul Mar Ionio avevano raggiunto un elevato sviluppo economico, culturale e demografico. Ciò, pertanto, spostava gli interessi delle singole città verso l’ampliamento del territorio da esse controllato.

Ma ormai tutti i territori della Calabria dell’epoca ricadevano sotto l’influenza di questa o quell’altra città; cercare di espandere il proprio territorio significava, quindi, muovere guerra ad un’altra polis.

Il VI secolo fu, dunque, caratterizzato da grandi scontri tra le colonie della Magna Grecia; scontri che  stabilirono i nuovi equilibri ed i nuovi rapporti di forza e che furono: la battaglia del fiume Sagra (lo scontro tra Locri Epizefiri e Crotone), la distruzione di Siri (operata da Sibari e Metaponto), lo scontro tra Crotone e Sibari (che si concluse con la distruzione di quest’ultima).

Come per tutti gli avvenimenti di questo periodo, anche per gli scontri militari non disponiamo di date precise; per quanto riguarda la distruzione di Sibari gli studiosi, rifacendosi alle fonti storiche, ritengono possa essere avvenuta intorno al 510 a.C., mentre è invece più difficile indicare una data certa per gli altri due grandi scontri (da porsi intorno al 580-560 a.C., con la distruzione di Siri comunque antecedente alla battaglia della Sagra)

LA BATTAGLIA DELLA SAGRA

Nel quadro degli scontri per l’espansione territoriale rientra, quindi, la battaglia del fiume Sagra (corso d’acqua non ancora identificato con precisione; dovrebbe essere uno tra gli odierni Torbido, Amusa o Allaro) combattuta tra gli eserciti di Locri Epizefiri e Crotone.

Siamo nella prima metà del VI secolo e le due città, Locri e Crotone, avevano raggiunto un elevato sviluppo economico e sociale; entrambe si erano espanse territorialmente: Locri verso il Tirreno, mentre Crotone verso sud, comprendendo nel suo territorio la città di Kaulon (il cui nome rimanderebbe all’odierna Caulonia, situata a circa 25 km. dal sito dell’antica Locri Epizefiri; in realtà le sue rovine sono state portate alla luce presso l’odierno paese di Monasterace, che dista dal sito dell’antica Locri circa 35 km), ultimo avamposto crotoniate prima del territorio di Locri Epizefiri.

Aree d'influenza nel VI secolo a.C.
LE AREE D'INFLUENZA DELLE QUATTRO PRINCIPALI POLIS IN CALABRIA NEL VI SECOLO A.C.

In questo periodo si ha, dunque, una situazione di stasi in quanto le due città non avevano altre possibilità di espansione: Locri, una volta completata l’espansione sul Tirreno, non poteva espandersi oltre in quanto bloccata a sud da Reggio ed a nord, appunto, da Crotone; stesso dicasi per Crotone, la quale a nord si ritrovava la strada sbarrata da Sibari, mentre a sud non poteva andare oltre Kaulon.

Con tali premesse e visto che il desiderio di espansione era forte in entrambe la guerra era solo questione di tempo.

A questo punto, però, si deve tener conto di un altro elemento: la forza delle due città. Infatti, nonostante entrambe godessero di una florida situazione economica, dal punto di vista demografico Crotone, rispetto a Locri, era una metropoli. La popolazione di Locri Epizefiri, infatti, pur nel suo momento di massima espansione, non superava di certo le 40.000 unità e, pur con l’aiuto delle sub-colonie (e, forse, di Reggio, almeno in questa periodo storico), il suo esercito non superava i 10-15.000 uomini. Al contrario Crotone, potendo attingere ad un bacino di risorse umane molto superiore, era in grado di schierare un esercito di circa 120.000 uomini (sono numeri, questi che ci sono stati tramandati, probabilmente eccessivi rispetto alla realtà degli eventi che furono ma testimoniano senz'altro un rapporto di forze di molto sbilanciato a favore della polis crotonese).

Considerato anche che, in questo periodo, la potenza militare di Sibari era quanto meno pari a quella di Crotone, sembra quasi ovvio che Crotone pose gli occhi su Locri, decisa a conquistarla e convinta, vista anche la schiacciante superiorità, di riuscirvi con estrema facilità aprendosi così la via verso sud, verso Reggio.

Ma i crotoniati non avevano fatto i conti con la forza e con l’istinto di sopravvivenza di un popolo, quello locrese, che ben sapeva che un’eventuale resa o sconfitta avrebbe coinciso con la sua fine e che era, quindi, disposto a tutto pur di respingere una simile eventualità.

I locresi, dunque, non si fecero prendere dal panico e pianificarono al meglio la difesa. Decisero di non attendere il nemico in città, all’interno delle mura; ritennero, a ragione, che non sarebbero stati in grado di tenere a bada la schiacciante superiorità dei crotoniati che, prima o poi, sarebbero riusciti a far breccia nelle mura.

Si decise quindi per lo scontro in campo aperto, e qui i comandanti locresi compirono il loro capolavoro; scelsero, infatti, un punto lungo il fiume Sagra stretto fra il mare da una parte e le ultime pendici delle montagne dall’altra, un punto dove era impossibile dispiegare un gran numero di forze.

In quel punto si schierò l’esercito locrese in attesa del nemico crotoniate. L’esercito crotoniate arrivò in quel punto e, come previsto dai comandanti locresi, non poté dispiegarsi e quindi esprimere tutta la sua potenza e superiorità. A questo punto furono i locresi a lanciarsi all’attacco, con la rabbia ed il furore di chi sa di non avere più nulla da perdere, ed in breve riuscirono a far breccia nella parte centrale dello schieramento nemico, ferendone il comandante in capo, Leonimo, e gettando nello sconforto l’intero esercito avversario (del quale bisogna anche considerare la situazione psicologica di chi, sicuro di vincere, si trova dinanzi ad una rovinosa sconfitta) che, ormai in rotta, veniva preso alle spalle dalla cavalleria locrese.

Fu una vittoria talmente straordinaria ed inaspettata che numerosi furono i racconti e le leggende che su di essa fiorirono; tra queste va citata la Leggenda dei Dioscuri. Vuole, infatti, la tradizione che, durante la battaglia, tra le migliaia di contendenti, si ergessero due giovani, armati diversamente dagli altri, che non davano tregua ai soldati crotoniati e che, una volta conclusasi la battaglia, sparirono nel nulla. Questi giovani vennero subito identificati con i Dioscuri, Castore e Polluce, gemelli figli di Zeus e di Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta e fratelli di Elena e Clitennestra.

CONSEGUENZE

La sconfitta di Crotone comportò, ovviamente, pesanti conseguenze sul piano del controllo del territorio. Locri, infatti, espanse il suo controllo molto più a nord di quanto non avesse mai fatto, inglobando sotto la sua influenza Kaulon e, probabilmente, Skylletion sulla costa Ionica e Terina e Temesa (anche se i dubbi al riguardo sono molti) sulla costa tirrenica; arrivando così a controllare il territorio posto tra i golfi di Squillace e di S. Eufemia. A sud, invece, almeno in questa fase, Locri aveva stretto rapporti di buon vicinato con Reggio (salvata, grazie alla vittoria locrese, da una successiva avanzata crotoniate).

La situazione era quindi florida per Locri Epizefiri che, infatti, visse in questi anni tra la metà del VI secolo e la sua fine (Crotone sconfisse Sibari intorno al 510 a.C. riacquistando l’antica forza), un periodo di grande prosperità.

 
     

 

 
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