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Nel 272 a.C. Roma instaurava un
nuovo presidio militare a Locri Epizefiri. E almeno per ora
questa fu l'unica vera conseguenza che la nuova situazione,
venutasi a creare dopo la sconfitta di Pirro, causò all'antica
polis locrese.
Roma, infatti, non pretese nulla di eccessivo dalle città
della Magna Grecia di cui da poco aveva acquisito il
controllo, dispensandole dal fornire uomini per le legioni e
chiedendo in cambio il loro supporto militare solo
attraverso la fornitura di navi da guerra nel momento in cui
essa ne avesse avuto bisogno. (Polibio, Storie, I 20, 14 e XII
5, 2; Livio, Ab Urbe
Condita, XLII 48, 7)
Locri divenne, quindi, "socia navalis" di Roma, ma
mantenne ancora tutte le sue caratteristiche di città greca,
restando indipendente e continuando a battere moneta.
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L'occasione nella quale Locri dovette mostrare la propria
fedeltà a Roma si ebbe molto presto.
Nel 264 a.C., infatti,
la città di Messane, minacciata dall'avanzata cartaginese in
Sicilia, chiese aiuto a Roma la quale, dopo non molto,
intervenne inviando le proprie truppe nell'isola e dando
così inizio al primo scontro con Cartagine, destinato a
protrarsi fino al 241 a.C., allorquando nella battaglia
navale combattutasi presso le isole Egadi la flotta romana
distrusse gran parte della flotta nemica costringendo
Cartagine alla resa.
Durante quest'arco di tempo (più di vent'anni) non è ben
chiaro il ruolo che le città greche dell'Italia meridionale
svolsero, ma si sa per certo, grazie a quanto tramandatoci
da Polibio, che sia Locri che le altre città fornirono a
Roma navi da guerra rispettando così l'impegno assunto
all'indomani della sconfitta di Pirro. (Polibio,
Storie, I 20, 7)
L'unico evento significativo di questo periodo tramandatoci
dalle fonti storiche su Locri è quello relativo
all'incursione ed al saccheggio del suo territorio operato
dalle truppe cartaginesi comandate da
Amilcare Barca (dal suo soprannome "barak", il fulmine).
E', più che altro, una brevissima annotazione che Polibio ci
ha lasciato riguardo alle operazioni delle truppe
cartaginesi in terra bruzzia durante il diciottesimo anno di
guerra (247 a.C.) che prosegue con l'indicazione dei
successivi obiettivi cartaginesi in Sicilia.
Ecco la versione integrale del passo citato:
(Polibio, Storie, I 56, 1-3).
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"Dopo queste cose i
Cartaginesi, nominato loro comandante Amilcare,
detto Barca, gli affidarono
le operazioni navali; quello, preso il controllo
della
flotta, partì per devastare le coste d'Italia. Era il
diciottesimo anno di guerra. Dopo aver saccheggiato
il territorio di Locri e dei Bruzzi, salpato, giunse con tutta la flotta nel territorio di Panormo
(Palermo) e si impadronì del luogo detto Eirctè, località vicino al mare, tra Erice e
Panormo, che sembra molto più adatto degli altri
luoghi per
la sicurezza dei soldati e per una permanenza più
lunga." |
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Il ruolo che Locri ebbe in
questa fase storica fu, dunque, molto marginale (al
contrario di quanto avverrà durante la seconda guerra
punica). Pochi anni dopo l'episodio citato la prima guerra
punica si concludeva con il risultato che Roma aveva ampliato il
proprio territorio, inglobandovi la Sicilia e meglio
attestandosi nei territori che essa già controllava.
Ma il
costante aumento dell'influenza romana incominciò a far
crescere un diffuso malcontento nelle città greche
dell'Italia meridionale, le quali mostravano, ormai, segni
di insofferenza nei confronti di Roma. E Roma stessa, in
questo periodo, incomincia a mostrare una certa diffidenza
nei confronti di tali città nelle quali, in molti casi,
decise di rinforzare i presidi già esistenti.
Con queste premesse ciò che accadrà durante la seconda
guerra punica tra le città greche e Roma sarà solo una
conseguenza di malumori cementatisi nel corso di questi
anni. |